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Svantaggi delle porte normali
Le ridotte capacità ergonometriche, nonchè lo spazio necessario per la manovra dell’ausilio con il quale è costretto a servirsi, fanno si che, per un disabile obbligato su una sedia a rotelle, anche una porta di tipo tradizionale costituisca una vera e propria barriera architettonica.
L’attraversamento di una porta prevede di per sé tre semplici movimenti: l’apertura, il passaggio e la chiusura. La persona con difficoltà deambulatorie è costretta però a moltiplicare questi movimenti in una serie di assestamenti precari che aumentano il disagio della diversità. Un disabile costretto in carrozzina per aprire una porta è costretto a sporgersi notevolmente e le difficoltà si moltiplicano se deve tirare la porta verso se stesso: questa semplice operazione lo costringe ad indietreggiare ed effettuare comunque più di uno spostamento.
Nell’operazione di chiusura della porta, le difficoltà risultano ancora maggiori in quanto la sedia a rotelle deve essere sospinta fuori dal campo di ingombro dell’anta, quindi effettuare una rotazione di 180° e mediante un nuovo avanzamento, provvedere alla chiusura vera e propria.

La normativa vigente in materia di barriere architettoniche individuano tutte l’obbiettivo della facile accessibilità, ma la facile accessibilità non si realizza aumentando le dimensione delle aperture, anzi, nel caso di porte di notevole larghezza il problema risulta ulteriormente aggravato.

Anche una porta a scorrere rappresenta un impedimento per un individuo seduto su una sedia a rotelle. La difficoltà di effettuare sforzi, con il braccio teso diretto in senso trasversale alla sua posizione, costringono lo stesso a ruotare con l’ausilio di 90°, ponendosi parallelo alla porta per riuscire a tirare o spingere l’anta, movimento più consono alla sua situazione.

La razionalizzazione degli spazi interni agli ambienti è una necessità sempre più sentita, in considerazione delle ridotte dimensioni dei locali dovuto all’elevato costo di costruzione e gestione degli edifici. Le porte tradizionali, nel loro movimento di apertura e chiusura, “utilizzano” spazio e rappresentano una limitazione della mobilità; d’altro canto la necessità di queste “barriere” mobili è indiscutibile.

  
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